
La domanda è lecita: più che lecita.
Che i partigiani comunisti avessero nascosto le armi già da prima della fine della seconda guerra
mondiale è noto a tutti e lo certifica, anche, l’ambasciatore sovietico Michail Kostylev quando, il 15
giugno 1945, scrive al ministro degli Esteri sovietico Molotov: “i partigiani comunisti continuano ad
accumulare armi nel nord Italia”.
Dal 1945 ad almeno tutto il 1989 (caduta del muro di Berlino) la struttura militare segreta del Partito
Comunista Italiano, denominata Oscurità, è operativa ed è gli ordini diretti di Mosca.
Il primo documento su Oscurità, realizzato dal nostro SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate), è del
28 febbraio 1950 e ne descrive la struttura di comando: i capi politici dell’apparato militare suddiviso in
brigate sono: Luigi Longo (“Garibaldi”), Sandro Pertini (“Matteotti”), Emilio Lussu (“Giustizia e Libertà”),
Ettore Troilo (“indipendenti”), Arnaldo Azzi (“Estero”), mentre i capi militari sono: Arrigo Boldrini, Ilio
Barontini, Gisella Floreanini, Francesco Fausto Nitti, Gino Moscatelli, Giorgio Amendola e Mario Roveda.
Nel documento sono riportati anche gli obiettivi da colpire, la dislocazione delle forze in campo regione
per regione, le strutture d’appoggio. Secondo il SIFAR, nel dopoguerra il PCI ha su un esercito occulto di
circa 150 000 unità che, nel caso di invasione da parte delle truppe del Patto di Varsavia, sarebbero
quadruplicate.
Cossiga riferisce che il PCI è strutturato su tre livelli.
Lamberto Rimondini
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